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Auto più leggere con le fibre naturali, c’è chi impiega anche la Cannabis
07/10/2013
di Domenico Scalera
L´azienda Johnson Control sperimenta nuovi materiali per le auto come patata, carota e mais
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Il peso delle vetture influisce non di poco sul consumo di carburante. Le stime infatti parlano che ogni 100 kg di peso a bordo dell’auto influisce sui consumi di 0,3 l ogni 100 km, pertanto è fondamentale controllare il portabagagli e alleggerire ogni oggetto inutile che si trasporta. Per questo molte aziende stanno concentrando i loro sforzi per alleggerire le vetture. Ne sa qualcosa la Johnson Control, azienda che opera nel settore della componentistica, che da tempo si adopera nella realizzazione di componenti sempre più leggeri e resistenti con l’impiego di tecnologie di stampaggio plastico che sfruttano le fibre naturali e le foglie. A che cosa serve tutto ciò? A ridurre il consumo di carburante e allo stesso tempo le emissioni inquinanti di CO2, che l’unione Europea e non solo richiede sempre più stringenti.
Alcuni componenti di vettura dove si è iniziato a lavorare sono i pannelli delle portiere realizzati con la tecnologia di stampaggio ibrido denominata Compression Hybrid Molding (CHyM) che impiega fibre vegetali e resina ad alta resistenza che consentono di ottenere materiali con una rigidità superiore del 30% ed un peso inferiore del 40%. Il sistema di produzione CHyM, affiancato a molte altre tecnologie in grado di trasformare le materie provenienti dal mondo vegetale in bioplastiche, consentono l'apertura di nuovi scenari di applicazioni sempre più vasti nel settore automotive, con dei risultati inaspettati. Alcuni materiali utilizzati sono: l’amido di mais, le patate, il grano e la tapioca che consentono di produrre bioplastiche che si possono impiegare su diverse parti dei veicoli.
Un’automobile da corsa di Formula 3 è stata costruita utilizzando fibre vegetali su una buona parte dei componenti. La monoposto è alimentata da biocarburante, prodotto dagli scarti delle fabbriche di cioccolato. Il prototipo è stato realizzato dal Team WorldFirst dall’Università di Warwick in Gran Bretagna rispettando rigorosamente tutte le specifiche tecniche del campionato di Formula3. L'eco-bolide impiega le carote per il volante, le patate per le scocche della carrozzeria. I componenti dell’auto da competizione sono quasi interamente derivati da materia vegetale. Circa il 95% dei componenti dell'auto da corsa sono biodegradabili. Nonostante ciò, con il motore turbodiesel da 2 litri, si raggiunge una velocità di punta di 240 km/h.
Altri esempi di vetture che utilizzano fibre naturali sono la city car Kestrel della Motive Industries azienda canadese e la Lotus Eco Elise del 2008 che addirittura utilizzava la Cannabis, non le foglie ma lo stelo che consente di ricavare le fibre. Sicuramente sono ottimi studi che consentono di rinnovare la costruzione delle vetture e di rispettare sempre più l’ambiente.
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